Ecco che io sono giunto, già a questo punto della mia strada, in qualche luogo, dove non avrei creduto d'arrivare.

Mi sono avviato cantando, come i giovani soldati che vanno alla guerra; ho vestito la toga come una divisa da bersagliere e il codice mi pareva una infallibile arma nelle mie mani. I maestri m'avevano costruito un idolo nella mia mente e io l'avevo imparato a venerare.

Quarantanni. Ho fatto, nel campo del diritto, tutti i mestieri: dal garzone d'avvocato all'aiuto del legislatore, dal difensore al giudice, dal consulente al maestro. Ho girato tutti i paesi: civile e penale, commerciale e industriale, corporativo e processuale. Ho voltato e rivoltato il processo da tutti i lati: istruttoria e dibattimento, arringhe e difese scritte, incanti, pignoramenti, prove testimoniali.

Che baraonda, i miei fantocci! Chi li conosce più? Il ladro ha assunto un'aria da galantuomo e il testimonio va attorno con la bauta e al giudice si dev' esser rotto il meccanismo per tenere gli occhi aperti e la faccia del legislatore è nascosta in una nuvola d'incenso. Dov'è la bionda fata delle bambole e la carezzevole musica da carillon? Fermatevi dunque, branco di fantocci impazziti. Ho bisogno di rimettermi in sesto le idee e che il ladro sia ladro e il giudice smetta di sbadigliare e il testimonio si tolga quella maschera dal volto, in nome del cielo! ...

tratto da:  "La Strada"  VI L' Idolo - di Francesco Carnelutti  1879 - Tuminelli Ediore.

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