QUELLE TORRI RICE-TRASMITTENTI VICINO CASA


ELETTROSMOG : Verifica regolarità insediamento urbanistico-territoriale dell’ impianto SRB

La tecnologia avanza. Le linee di trasmissione dei dati sono sempre più veloci. Non essere raggiungibile, o avere una connessione che non ti assicura una navigazione adeguata così come il download dei dati, può certamente costituire una seccatura se non un proprio danno in termini di tempo e di denaro. Ma come si assicura tale servizio?

Ovviamente potenziando le linee attraverso l’installazione di nuovi impianti di SRB (Stazione Radio Base) da parte dei gestori di telefonia. Fino a qui tutto é normale.

Ma quando uno di questi apparati sorge inaspettato vicino alla tua proprietà, sovviene spontaneo interrogarti se oltre al dato estetico legato all’impatto che può avere un ‘antenna che si elevi per venticinque metri, le irradiazioni dei campi elettromagnetici possono raggiungere la stessa e creare un danno futuro alla propria salute.

Un concreto interesse lo ha, quindi, come nel caso affrontato, il proprietario di una unità immobiliare distaccata dal centro abitato che viene direttamente interessata dall’installazione di un maestoso traliccio.

Una panoramica sulla Rete ci fornisce subito un quantitativo di nozioni e materiale sufficiente per concludere come il contrasto da opporre debba essere automatico anche alla luce di evidenze scientifiche invero non sempre ben interpretate.

Si grida quindi allo sdegno, si va in Municipio…. si va dall’avvocato.

Ora, non é certo lo studio di un caso che mi abilita – più di altri – ad una nota degna di menzione giornalistica. Tuttavia l’analisi di molte decisioni amministrative sulla materia, mi fanno concludere deducendo osservazioni pratiche estremamente utili su ciò che ci si deve attendere.

In prima istanza occorre esaminare la pratica edilizia presentata dal gestore. L’ istanza di autorizzazione viene da questo richiesta in base all’articolo 87 Dls 259/03 (Codice delle comunicazioni elettroniche) che ha un iter abbastanza veloce avendo l’installazione natura di opera di urbanizzazione primaria. L’accesso é consentito al privato poichè le informazioni relative all’ambiente, sia pur con alcuni limiti, devono essere rese a disposizione di chiunque ne faccia richiesta ed indipendente da un personale interesse.

Senz’altro dal parere della competente ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale), possiamo vedere se il progetto é conforme ai “limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità” stabiliti dalla legge n. 36/2001 e relativi decreti attuativi.

Ricordiamo che in Italia si hanno valori maggiormente restrittivi rispetto l’Europa e agli USA (limite di esposizione 20 V/m contro i 27 V/m per gli USA).

E se quindi tutto fosse conforme cosa puó fare il cittadino che comunque potrebbe vedere pregiudicata la proprietà in termini di minor amenità?

Un altro controllo potrebbe essere esteso anche presso la Regione al settore deputato (qualità dell’ambiente e all’impatto ambientale).

Resta inteso, comunque, come sia ragionevole l’imposizione di una fascia di rispetto dalle abitazioni e ciò è esigenza imprescindibile allo stato delle conoscenze, proprio perché dirette a minimizzare il rischio di esposizione. Tale principio è d’altro canto applicazione di quello generale di precauzione di derivazione comunitaria (art. 174 par 2 Trattato di Roma)

Il Comune potrebbe infatti aver adottato un Regolamento in materia, ed indicare quale cogente tutta una serie di allegazioni da parte del gestore. Tuttavia ricordiamo come tale regolamentazione non può fissare limiti diversi da quelli di cui alla legge nazionale, così come introdurre distanze e altezze diverse da quelle indicate dalla norma statale. Il Comune deve solo assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale dell’impianto e lasciare che aspetti legati alla salute umana siano valutati dagli organi statali a ciò deputati.

Tutto ciò a dire: i ricorsi presentati dai cittadini interessati contro un Comune che ha rilasciato un’autorizzazione che si ritiene illegittima per violazione generica di distanze, così come, di frequente, per la potenzialità dannosa per il futuro dell’impianto, saranno difficilmente accolti.

Meglio quindi mediare, prima fra tutti con il buon senso, ritrovando soluzioni alternative, come, ad esempio, richiedendo delocalizzazioni parimenti compatibili con ciò bilanciando l’interesse alla salute con quello – parimenti e costituzionalmente garantito – all’interesse alla comunicazione nel nome del progresso e della tecnologia e così sia….

APPROFONDIMENTI

  • Diritto all’accesso ai sensi del D. l.vo 24 febbraio 1997, n. 39 – Attuazione della direttiva 90/313/CEE
  • Limiti all’accesso documentale 4 d. lvo 39/1997
  • 241/90 art 1 co. 2 forme di semplificazione amministrativa
  • possibilità di delocalizzazione dell’impianto in altra zona parimenti potestà assegnata dall’art. 8 co. 6 L.36/2001.
  • 31.7.1997 n. 249 (Istitutiva dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni)
  • M. 381/98
  • lgs 490/99 T.U. delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali
  • CEI 211/ 7 linee guida
  • Legge quadro 36/2001 – principio di precauzione
  • 42/2004 Codice Urbani
  • lgs 198/2002 Decreto Gasparri
  • DPCM 8.7.2003 disciplina applicativa
  • 674 c.p.
  • Siti SIC
  • Zone ZPS

 

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