DIR. IMMIGRAZIONE: L’ingresso per lavoro e studio in Italia per cittadini non UE


L’ingresso per lavoro nel nostro Paese é senz’altro una costante problematica, nonostante negli anni tanto si é fatto anche grazie alla tecnologia che ha migliorato i processi di evasione delle istanze di nulla osta.

Centinaia di posizioni in aggiunta alle altre numerose pendenti, non possono che essere esaminate singolarmente dagli Uffici territorialmente competenti della Questura, dello Sportello Unico per l’immigrazione e del Servizio Politiche del Lavoro, costantemente oberati.

Un cittadino non comunitario ha intenzione di raggiungere la propria compagna in Italia per ivi stabilire un rapporto duraturo e mi chiede conforto tecnico.
Questi mi conferma come tutte le informazioni siano invero reperibili dai siti istituzionali e non solo, ma non ha certezza che compilando la domanda questa vada a buon fine.

Ora, sappiamo che ogni anno, un decreto ministeriale modula la programmazione dei flussi di ingresso. Il decreto ci dice quante persone e quali etnie potranno entrare in Italia da ripartire fra le singole regioni (1), in forza ai dati elaborati dal ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali.

Il primo problema da affrontare é quindi quello di conoscere se quello Stato non comunitario rientra nelle quote fissate, e se la richiesta sia ancora nei termini. (2)

Il decreto per l’anno 2014/15 destina anche allo Stato di appartenenza del mio cliente una quota di lavoratori e le domande in forza di un ultimo decreto sono fortunatamente prorogate al 31.12.2015.

Indipendentemente dalla concessa proroga, il problema che poi si pone é quello di conoscere se la ripartizione territoriale delle quote sia stata raggiunta.

Il personale addetto al SUI (Sportello unico per l’immigrazione) presso la prefettura competente, mi comunica il raggiungimento delle quote, ma nulla vieta – dicono – di presentare la domanda che potrebbe essere esaminata nel caso di rinunce, ovvero di rigetto delle domande già presentate.

Il cliente dovrebbe provare, ma nessuno può garantire né tempi né il buon esito.

Il mio compito, quindi, parrebbe esaurito. Posso riferire l’esito degli accessi e richiedere un minimo di compenso. Ma come sempre non pago, ritengo di dover andare oltre.

Penso che chi abbia la possibilità, debba spingersi oltre piuttosto che adattarsi a svolgere un lavoro che non é proprio pur di avvicinarsi alla propria compagna.

Se il cliente Io vorrà, potrà entrare per studiare.

Lo straniero in questione ha infatti un buon grado di istruzione. Conosce bene tre lingue. Attualmente ha un impiego dignitoso e stabile negli Emirati Arabi. Mi chiedo se questi abbia intenzione di perfezionare i suoi studi in Italia richiedendo un p.s. per motivi di studio.

É questa una strada alternativa, non più facile, ma maggiormente sicura rispetto a quella del lavoro.(3)

Una buona possibilità, quindi, non tanto per l’ingresso, ma per una futura proficua permanenza.

Al termine degli studi lo straniero potrebbe altresì richiedere la conversione del proprio permesso in quello di attesa occupazione. (4)

Rimangono tuttavia ancora altre questioni da risolvere e i tempi sono stretti.

L’istanza in questione non rientra quindi nei flussi? Quali i corsi e quante ore dovrà frequentare ai fini dell’ottenimento per un visto per motivi di studio? Potrà durante gli studi attendere a temporanee occupazioni? Dovrà effettuare il test di conoscenza della lingua italiana?

Il cliente si affida nell’opera dell’avvocato perché non uso alle pastoie burocratiche e non può permettersi di lasciare il lavoro per accedere più volte agli uffici preposti.

L’opera professionale che invero non sempre si risolve in una problematica giuridica, si concretizza apparentemente, o almeno in parte, nel disbrigo di una pratica amministrativa che merita comunque attenzione proprio perché una semplice omissione può impedire, ovvero ritardare il perfezionamento del visto.

D’altro canto da più parti si è osservato che, talvolta, é proprio l’eccessivo formalismo ad incentivare la clandestinità!

I passaggi per l’ottenimento del visto, superati positivamente i superiori quesiti (5), ci vedono ora impegnati nel richiedere la legalizzazione e traduzione di tutti i titoli di studio da parte della Ambasciata competente per territorio (6) cui l’istante consegnerà la domanda di iscrizione universitaria. Si dovrà dare poi dell’idoneità di un alloggio, dei mezzi di sussistenza, e di avere una polizza sanitaria.(7)

Ottenuto il visto nazionale per studio, il giovane entro otto giorni dall’arrivo in Italia, dovrà richiedere il p.s. alla Questura del luogo in cui intende dimorare.(8)
Seguire i corsi universitari…., sostenere gli esami…. (9)
Tutto questo per un futuro migliore.
Se vi riuscirà evviva l’amore che talvolta ci spinge a grandi cose!

Note

  • (1) La regolamentazione dei flussi di ingresso (Legge n. 40/1998) prevede due passaggi:
    un documento triennale (detto Documento Programmatico) per pianificare i flussi migratori in ingresso in Italia nel corso di 3 anni;
    un decreto (decreto flussi) del Presidente del Consiglio dei ministri per programmare annualmente, entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello di riferimento, le quote massime di stranieri da ammettere nel territorio italiano (per lavoro subordinato, autonomo e per i ricongiungimenti familiari).
    In caso di mancata pubblicazione del decreto di programmazione, il Presidente del Consiglio può emanare uno o più decreti transitori, nei limiti delle quote stabilite per l’anno precedente.
    Per ciò che riguarda la definizione del numero di ingressi, è previsto il coinvolgimento delle Regioni che possono far pervenire alla Presidenza del Consiglio, entro il 30 novembre di ogni anno, “un rapporto sulla presenza degli immigrati extracomunitari nel territorio regionale, contenente anche le previsioni relative ai flussi sostenibili nel triennio successivo”.
  • L’art. 3 del T. U. sull’immigrazione prevede un meccanismo dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari basato su una programmazione triennale delle quote di stranieri da ammettere. La flessibilità del sistema è garantita dalla possibilità di revisione annuale dei flussi attraverso singoli provvedimenti di adeguamento.
    Le quote vengono stabilite in base ai dati sull’effettiva richiesta di lavoro elaborati dal ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali in considerazione dei fabbisogni del mercato del lavoro, della congiuntura economica a livello internazionale e delle prospettive occupazionali.
    http://www.programmaintegra.it/wp/wp-content/uploads/2015/05/decreto-flussi-2015.pdf
  • (2) L’istanza si inoltra in via telematica
  • (3) La circolare  n.1 del 9 gennaio 2015, ha comunicato l’importo annuo dell’assegno sociale aggiornato al 2015 pari ad euro 5.830,63 (euro 448,51 mensili per 13 mensilità) .
  • (4) iscrivendosi alle liste di collocamento anche se ancora non hanno trovato lavoro, e avrà una durata di un anno. Questo è quanto previsto dalla Legge 9 agosto 2013, n. 99 – Conversione in legge con modificazioni del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76,(GU n.196 del 22-8-2013)
  • (5) con riferimento alle quote: Gli Atenei stabiliscono ogni anno il numero dei posti da destinare all’immatricolazione degli studenti stranieri. Sono ammessi anche in soprannumero ai corsi per effetto di protocolli esecutivi di accordi culturali e programmi di cooperazione e sviluppo e accordi universitari;
  • con riferimento alla formazione linguistica:
    per agevolare la formazione le università istituiscono corsi di lingua italiana
  • (6) rispetto alla sede dell’istituzione che ha rilasciato il titolo
  • (7) Art. 39 c.3 T.U. 286/98 e Direttiva del 1.3.2000 del Ministero dell’Interno
  • (8) Per la procedura www.poliziadistato.it
  • (9) Per il primo anno é previsto il superamento di una verifica di profitto, per gli anni successivi almeno due

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