L’USATO A PORTAPORTESE


IL REATO DI RICETTAZIONE

Un pò ovunque, nel mondo, vi è un tipico mercatino dell’usato. Sono vere e proprie attrazioni anche turistiche e credo che almeno una volta nella vita ognuno di noi ne ha visto uno e ha fatto un buon affare.

Non di rado, tuttavia, si può incorrere nel reato di ricettazione, ossia nell’acquisto di un bene provento di un reato.

L’art. 648 c.p. sancisce che risponde di questo reato chi “fuori dei casi di concorso nel reato, al fine di procurare a sè o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere ed occultare…”

La norma mira ad impedire che l’ intervento di più persone dopo un delitto, concorra a disperdere cose di provenienza illecita, rendendone più difficile il recupero.

Nella prima metà del secolo scorso i nostri criminalisti indicavano colui il quale aveva avuto parte in qualunque modo dopo già consumato il delitto, delinquente accessorio.

Chi acquista è estraneo al delitto presupposto (es. furto), e non è concorso nel commetterlo, ma tuttavia sarà punibile per il suo successivo interessamento che è quello di trovare vantaggio per sè o per altri.

La condotta è assimilabile a quella del favoreggiamento ma se ne discosta per il solo fatto che in questo, il profitto non è un elemento essenziale. Nel favoreggiamento reale l’attività è in particolare diretta a giovare all’autore del reato da cui le cose provengono. Vi deve essere quindi un delitto, non è necessario tuttavia che esso debba essere accertato giudizialmente con una sentenza passata in giudicato.

Se un soggetto acquista un bene proveniente da un delitto, il carattere delittuoso di questo viene meno se esso era in buona fede. Rileva quindi l’elemento soggettivo dell’agente. Diversamente, se questi ha la consapevolezza della provenienza, risponderà di ricettazione.

La giurisprudenza in materia mi sembra alquanto consolidata. Oggi c’è senz’altro una maggiore consapevolezza dei rischi e una media avvedutezza negli acquisti.

Le condanne involgono più che il ricettatore abituale piuttosto che il comune acquirente (sia o meno consapevole della provenienza delittuosa), non identificabile quindi con la figura del tipico ricettatore. L’avventore occasionale, potrebbe semmai incorrere in un reato meno grave, punito a titolo di colpa.

Ed infatti, per affinità degli elementi, due sono le fattispecie criminose che puniscono la condotta dell’acquirente: la ricettazione (648 c.p.) e l’incauto acquisto (712 c.p.)

L’incauto acquisto è un reato contravvenzionale, che si differenzia dalla ricettazione perché colui che acquista un bene non ha la piena consapevolezza che questo sia di provenienza illecita, ma ha un sospetto che viene in rilievo se esso è così grave ed univoco tale da ingenerare in qualsiasi persona di media levatura intellettuale, la certezza che non possa trattarsi di cose legittimamente possedute da chi le detiene o le offre. Disattenzione o mera disinteresse, integranti la colpa, potrebbero quindi essere puniti.

Nella ricettazione la condotta è invece sorretta dal dolo, anche quello eventuale ( l’acquirente accetta il rischio della illegittima provenienza e comunque, pur avendo conosciuto, si sarebbe determinato nell’acquisto). Il criterio distintivo tra i due reati riposa quindi nell’atteggiarsi dell’elemento psicologico dell’agente. Consapevolezza nella ricettazione, ovvero mancata diligenza nel verificare il bene nell’incauto acquisto.

L’art. 648 c.p. richiede infatti la piena consapevolezza (scienza sicura e certa) della provenienza illecita dell’oggetto (vd ad esempio, l’acquisto di un oggetto d’arte) che integra la volontarietà del fatto.

Provare la buona fede non è così agevole, anche se la giurisprudenza ammette come la prova possa desumersi da qualunque elemento, anche indiretto: il comportamento dell’imputato dopo l’acquisto, la qualità delle cose ricevute, la qualità o condizione del venditore, l’ attività normalmente svolta dall’imputato, il comportamento processuale ecc. nonché dagli altri elementi considerati nell’art. 712 c.p. in tema di incauto acquisto.

Si badi bene: l’aver acquistato ad un prezzo adeguato non esclude la ricettazione. L’inadeguatezza rispetto al valore è soltanto un elemento indiziante. Certo, comunque il prezzo non deve essere neppure irrisorio. Diverse circostanze tuttavia possono far dubitare della piena consapevolezza della provenienza illecita e quindi corroborare la buona fede dell’acquirente che deve emergere nell’istruttoria dibattimentale.

L’ aver ad esempio rinvenuto sui maggiori portali di vendite on line, il medesimo bene ad analogo prezzo, l’aver acquistato il bene in un mercato autorizzato noto, non abusivo, e in parte anche il prezzo, possono essere rilevanti.

Generalmente la difesa dell’imputato si muove nel richiedere la riqualificazione della ricettazione nel reato contravvenzione meno grave dell’incauto acquisto, qualora non sia possibile escludere pienamente anche il semplice dubbio del sospetto, e quindi non accoglibile un’ assoluzione con la formula perché il fatto non costituisce reato per mancanza dell’elemento soggettivo. Ovviamente la ricevuta, ma anche una dichiarazione di legittima provenienza da parte del venditore, può costituire un indizio, salvo altri, per l’acquirente in buona fede.

Quali poi le conseguenze per lo straniero? Non diversamente dall’America, il reato di ricettazione è un “removal” all’ espulsione. La ricettazione rientra tra quelli che l’articolo 4 d.lgvo 218/98, prevede tra quelli la cui violazione é ostativa al rinnovo del p.s. così come dell’acquisto della cittadinanza e ciò vale anche nell’ipotesi di ricettazione di particolare tenuità (co. 2 art. 648 c.p.sezione III del Consiglio di Stato, con l’ordinanza 3628/2011). Il criterio non è tuttavia rigido e varia da caso a caso.

E’ reato contro il patrimonio, e in USA rientra nella categoria del Crime Involving Moral Turpitude (CIMT) la cui violazione “può” essere ostativa per l’ingresso, come per rimanere negli States e ottenere quindi la Green Card.

Come in Italia, ove viene in rilievo l’attenuante della “particolare tenuità del fatto“, in USA, si invoca l’eccezione “Petty Offense“, che si ha in una serie di ipotesi nei quali vi è l’assoluta assenza di una pericolosità sociale del reo sia sotto il profilo soggettivo che con riferimento alle circostanze di fatto ed è stata ottenuta la riabilitazione (es. reato commesso da minori di anni 18, precedente condanna commessa oltre 5 anni prima etc.). Ed ancora come in Italia, ogni caso va valutato autonomamente da parte del giudicante che quindi potrebbe concedere il visto in determinate situazioni.