DA SAN DIEGO A ROMA: LA TELEMATICA IN TRIBUNALE


Moltissimi anni fa durante un mio corso di studi, ho seguito una lezione di grafologia presso la USIU, United States International University, San Diego, California.

Per quanto il mio inglese fosse assai modesto, come del resto lo è tutt’ora, seguii la lezione con vivo interesse.
La grafologia – veniva spiegato – investe campi della crimonologia e delle scienze forensi. Ed infatti utilizzando l’esame degli scritti anonimi é possibile tracciare un plausibile profilo dell’anonimografo, e persino individuare l’autore attraverso l’analisi di tracce biologiche lasciate sul corpo del reato.
Da una semplice firma, come da poche righe di testo, molto si può conoscere di quella persona, ma l’esame poteva condurre a risultati diametralmente opposti se svolto da persona non addetta ai lavori come noi, entusiasti auditori, che già confidavano di aver capito con poche nozioni di quella scienza.

L’avvicendarsi di alunni di diversa nazionalità nelle prove alla lavagna, fu molto esemplificativa.
La mano delicata di una ragazza cinese, quella del sicuro quanto preciso ragazzo svizzero, il simpatico italiano – non io – con la scrittura pessima, il mite messicano….L’andamento della scrittura, la pressione, l’estensione e le dimensioni del carattere ne tracciavano perfettamente il profilo.
Non comprendevo tutto, ma la scrittura rispecchiava esattamente la persona e il suo modo di essere.

Tornato in Italia ebbi modo di confrontare diversi appunti dei miei colleghi universitari per attingerne, scegliendo tra i migliori, il sapere rubato. Talvolta lo faccio ancora oggi, esaminando scritti e firme nel mio lavoro, ma sempre di meno.
Nell’era informatica, nella informatizzazione che ha preso il sopravvento anche nella branca del diritto, infatti, gli unici atti che vengono redatti a mano sono i verbali di udienza. Talvolta incomprensibili, molto mi hanno detto dell’avversario, prescindendo dall’atto redatto digitalmente.

É recente tuttavia l’innovazione del verbale telematico. Il verbale viene redatto con il computer singolarmente dagli avvocati, e poi riportato al giudice attraverso la comunicazione della password.
Niente più penna quindi, ma l’uso del computer in udienza. Ovviamente rimane nelle udienze penali l’antica ars oratoria anche se con meno virtuosismi.

Una nuova giurisprudenza allo stato creata da tecnologici avvocati che più di altri hanno recepito il nuovo linguaggio del processo, si va a mano a mano delineando.

L’eccessivo tecnicismo tuttavia così come imposto dal recente processo telematico, porta a tutta una serie di problematiche formali, distanti dal “fatto cui segue il diritto”. La procedura di invio telematico con una esatta sintassi e gli applicativi messi a disposizione dal Ministero sono ancora ferraginosi.
Anche all’interno degli Uffici vi sono delle falle tecnologiche. Il PM per fare un esempio, che in molte materie civili deve essere sentito, (vd. il visto nelle sentenze di divorzio), nel Processo Civile Telematico, “è cieco e muto” poichè non ha accesso al fascicolo telematico, e quindi impossibilitato nel vedere come gli altri giudici, gli atti ivi contenuti e depositare memorie o istanze.

Certo i dati statistici a distanza di un anno dell’entrata in vigore, registrano un bilancio estremamente positivo quanto ai costi della giustizia (48 milioni di euro risparmiati), ai tempi e ai vantaggi in generale, ma siamo ancora lontani da un processo interamente telematico.

L’ Italia – è stato detto – ha iniziato una impresa unica. Nessun altro Stato utilizza il nostro livello di informatica nei giudizi civili. Ma a differenza di altri Stati ove molto si investe e vi è una migliore governance, in Italia, come sempre, si hanno pochi mezzi e un personale di cancelleria non ancora pronto.

Chissà se in un futuro con la tecnologia che avrà avuto la meglio, avremo poi dei giudici come tanti robot. Rimpiangerò quel corso di grafologia che non si arrestava all’analisi della sola scrittura, ma alla semiotica. Ora ricordo anche Cesare Lombroso, padre dell’antropologia criminale e famoso per la teoria del delinquente nato desumendolo dai tratti somatici. Guarderò la faccia di quel giudice androide e mi chiederò: che tipo sarà? …..

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