UNA GIORNATA AL MARE


27082012

Questa estate ho una scarsa verve nello scrivere. Sarà la stanchezza, il caldo, le abitudini diverse.
Sarà che ho poco da raccontare. Dovrei ritornare indietro. Allo stress, al tempo che mi è sempre stretto e che mi costringe a scrivere di getto ovunque mi trovi.
Rifuggo. Preferisco adattarmi e contestualizzare un aspetto d’interesse. Mi sovviene allora alla mente un episodio al mare.
Una donna extracomunitaria ci si avvicina sotto l’ombrellone. Mi propone un libricino per i miei figli, intenti ad altro. Sono brevi storie africane, piene di simbologia e con le figure dai colori accesi. Le conosco già, le ho già lette nelle estati precedenti, io e mia moglie ….

L’acquisto – penso – è un modo per aiutare il prossimo, diverso dall’acquisto dei braccialetti colorati, dai sun glasses, e dalla chincaglieria estiva.
La donna ci chiede poi un bicchiere d’acqua che noi prontamente le porgiamo. È un caldo afoso. Noi siamo al mare in costume ancora bagnato, lei é interamente vestita ed ha con sé borsoni pieni di merce che porta in abile equilibrio sopra la sua testa.
E allora pensiamo di ristorarla e gli porgiamo anche una prugna. La donna osserva il frutto, ma si avvede che questo è battuto in un punto e ne chiede un altro. Mia moglie gli cambia il frutto giustificando la lieve ammaccatura con la pari bontà dello stesso. Consuma con calma mentre noi aspettiamo. Ci chiede altra acqua che crediamo sia per un proprio figlio o un “fratello”, perché la donna si allontana nella vicina pineta.
Quando la donna si congeda con un semplice saluto, commentiamo…. E lo facciamo ancora quando troviamo gettato in terra il bicchiere di plastica che le avevamo dato poco prima.

Non voglio ricondurre quell’episodio a un gesto d’ inciviltà o di scarsa educazione. Non nascondo tuttavia che tali circostanze mi colpiscono maggiormente se provenienti da uno straniero ospite nel nostro Paese.
Osservo gli stranieri sulle spiagge. La maggior parte di loro provengono dal Bangladesh o dal Senegal. Ci sono alcuni che sembrano anche indolenti; tirano lungo sulla spiaggia, svogliatamente. Ci sono quelli che non trattano, ammesso che sia talvolta dignitoso trattare. Altri sono più simpatici come quello, scuro come il carbone, che indossa una maglietta rossa con la scritta “sono bello come il sole” .

Li conosco da anni quegli stranieri. Sovente mi soffermo a chiedergli le loro storie di viaggio e la loro occupazione.
L’indiano, laureato in sociologia, mi chiede consiglio su un rinnovo di permesso di soggiorno che tarda a venire. Mi regala per la mia disponibilità un ciondolo che vorrei non prendere, ma questi insiste e sembra scortese non accettare. Rimando a quel mercato sommerso che sfugge al pagamento dei dazi e dell’Iva. Ma l’ambulante mi mostra la regolare licenza al commercio itinerante sul demanio marittimo, ivi comprese le ricevute di pagamento.
“Giovanni”, così si fa chiamare, vive a Dubai ed incastona pietre preziose, ma l’estate rientra in Italia a lavorare sulle spiagge.
Nel medesimo giorno – poi – mio figlio inavvertitamente schizza un villeggiante italiano sulla battigia. Questo si scaglia ammonendolo. Intervengo come padre e vorrei come avvocato, ma preferisco lasciar perdere proseguendo oltre nella passeggiata. Commentiamo. E lasciamo perdere anche quando altro vacanziere chiama il bagnino – ben potendo autonomamente farlo lui stesso – per farmi spostare da quella che ritiene una fascia di rispetto davanti al suo ombrellone. L’episodio della donna cui avevamo dato il frutto scema. Quello dell’indolente pure. Gli aspetti giuridici di una giornata al mare cedono e sembrano evaporare…

Vorrei meglio commentare infatti alcuni concetti di diritto penale, quale l’introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (art. 474 c.p.), la contraffazione che può concorrere con la ricettazione . Penso subito a quale dovrebbe essere la difesa per questi stranieri ambulanti qualora fermati. Non molto convincente sostenere il falso cosiddetto innocuo e/o grossolano che si ha allorquando l’evidenza del falso è così macroscopica che è impossibile qualsiasi evento dannoso (“falsitas quae nemini nocet non punitur”) .

È presente il profilo amministrativo del diritto della navigazione in merito alle modalità del commercio itinerante sul demanio marittimo. Potrei infine abbozzare la complessa questione del lavoro degli immigrati. Sono questi sfruttati? A chi vanno i proventi o quanto rimane agli stessi? Dove viene acquistata la merce?
Variano da Regione a Regione diverse ordinanze più o meno restrittive del commercio itinerante. Varia la merce. Dai prodotti grossolanamente contraffatti, ai bracciali e collane, ai tessuti per il mare.
Variano gli immigranti. Clandestini, regolari divenuti irregolari ma ben radicati nel nostro Paese, immigrati regolari. Rischio tuttavia in poche righe di generalizzare quanto di banalizzare. Allora mi soffermo a quel giorno al mare…. Per me eravamo tutti uguali, anche se non tutti in vacanza.

Lascia un commento