MARKETING E COSMETICA RIFLESSIONI PERSONALI DI UN EVENTO


Da avvocato, con compiti iniziali che inerivano il campo della contrattualistica, mi ritrovo a svolgere per una giovane società in ambito cosmetico, il ruolo del giurista di impresa, un general counsellor, che mi ha portato a misurarmi su temi e logiche imprenditoriali e sul business.

Con competenze trasversali il mio ambito di competenza si é ampliato sino a riguardare il marchio, gli atti di concorrenza sleale, il diritto internazionale privato, quella branca del diritto che coordina la normativa italiana con quella estera, ma non solo.

Da avvocato – che non poco ha contrastato il marketing aggressivo e petulante e quello svolto in forma capziosa – mi sono invece ritrovato a esporne in un evento organizzato dalla medesima società, gli effetti e i vantaggi dirompenti.

I marketing managers della società hanno presentato le diverse strategie e l’uso dei driverdi maggior rilievo per gli attuali consumatori: l’e-commerce, e i social media.

 

Attraverso questi mezzi, la società ha iniziato un nuovo processo di internazionalizzazione che é una nuova opportunità di business soprattutto in questo periodo di crisi ed invero poco considerata dalle piccole e medie imprese che si sentono inadeguate nel mercato internazionale per via delle proprie ridotte dimensioni.

Certo che la cosmeticanon sembra registrare quella crisi palpabile in altri ambiti in questi anni.

I dati statistici esaminati, riportano come la cosmesi, si posizioni al terzo posto della classifica dei saldi commerciali con l’estero dei vari comparti. Nel 2017 la Germania si è aggiudicata la prima posizione della top ten dei Paesi importatori seguita da Francia e Stati Uniti.

Nell’imminenza dell’ approdo statunitense della mia assistita, ho condotto una ricerca random sui trend senza pretesa alcuna lasciando agli esperti il loro lavoro.

Il consumatore americano viene indicato come diverso da quello italiano. Quest’ultimo ricerca un buon prodotto, magari basandosi su un marchio forte perché non ha la varietà di offerta che invece é presente negli States.

Forse oggi é più attento alle etichette presenti contenenti i clailm che appaiono più come una moda che invoglia all’ acquisto, piuttosto che una prescrizione obbligatoria per legge. (Vd il Regolamento (CE) – Regolamento cosmetico).

Non ne e’ esentato il campo della cosmetica che per alcuni versi é assimilato a quello alimentare ovvero ad un farmaco quanto alle segnalazioni circa gli effetti indesiderati gravi e non gravi (EI e EIG) ed alla vigilanza che fanno capo ai medesimi organi del Ministero della Salute.

Mi sono pertanto imbattuto nei “parabeni, nei “petrolati”, nei “nanocomponenti”.

Ho avuto modo di constatare come tra le quasi millequattrocento sostanze vietate vi fosse contenuta anche l’efedrina[5] principio attivo bandito nelle cure dimagranti da un recente DM del 2017 ed al sottoscritto già noto poiché argomento di un processo a carico di medici e farmacisti.

 

Nel mio breve intervento, ho menzionato il collegamento con la “nutraceutica”, neologismo coniato nel 1989 da Stephen De Felice, medico e ricercatore americano, ossia la “tendenza a perseguire finalità salutistiche attraverso il consumo di alimenti funzionali”, per poi passare alla “nutricosmetica”, ossia “l’utilizzo degli alimenti non più in funzione delle loro naturali caratteristiche nutrizionali, bensì per soddisfare aspettative più voluttuarie quali il miglioramento dell’estetica e il fitness.

Il marketing dicevamo …

Concetti che mi sembravano appannaggio di altri, oggi mi sono apparsi familiari, quanto essenziali. A questo punto, penso, utili anche alla mia professione (di marketing legale se ne parla già da diversi anni).

A differenza degli States, tuttavia, l’attività professionale dell’ avvocato non é quella imprenditoriale.

L’avvocato é colui che esercita una funzione altamente sociale, un gentleman, un intellettuale. Non é uno “yuppies lawyer”, un mercante di diritto.

Non dovrebbe sponsorizzarsi agitandosi! Non dovrebbe reperire clienti con tanto rumore! D’altro canto – in parte – la pubblicità é vietata dal nostro codice deontologico.

Mi rendo conto tuttavia che la fama che si costruisce in anni, talvolta di padre in figlio, oggi é quasi anacronistica.

In una slide appare il concetto del “social proof”… compro perché lo fanno tutti…. il consumatore, almeno quello italiano, insomma, si conforma.

Mi sovviene allora una frase di repertorio di Winston Churchill: Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.

Devo sponsorizzarmi maggiormente? In fin dei conti, il marketing più o meno direttamente lo fanno tutti.

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