DAI CLAMATORES AL CYBORG AVVOCATO


DAL PROCESSO PER COMBATTIMENTO AL PROCESSO TELEMATICO

27.9.2014
Ho già ricordato i clamatores. I consiglieri-avvocati che nel Medioevo, all’esito della disputa giudiziaria, assistevano i propri clienti financo nel duello (Processo per combattimento). Lo spunto mi venne da una lettura di Remo Danovi sulle origini del nostro mestiere che rimanda alla notte dei tempi. Oggi alla prese con un certificato di autenticazione per poter accedere al servizio del processo telematico, mi sovviene la figura del cyborg o meglio del cyber avvocato dell’era moderna. In buona sostanza l’avvocato non ha cambiato la funzione di scendere in campo, ma lo fa in un ambito diverso. Dalla terra al mondo virtuale, per via telematica.
Mio padre, ingegnere, per me antesignano del computer, mi portava al suo Studio la domenica, prima della sacra funzione. E mentre lui “tirava qualche linea sul foglio” appuntato sugli ormai scomparsi tavoli da disegno, mi occupava con il suo Apple e con i suoi pochi giochi installati. Ho un ricordo vivo di quel monitor a fosfori verdi; del gioco senz’altro, ma ancor di più della soddisfazione di saper usare il computer, dopo un LIST e un RUN, attraverso quella farraginosa procedura da cui si doveva passare per poter iniziare ad avviare il programma.
Sono passati oltre trent’anni e oggi sono ancora davanti a un MAC. Strumento meraviglioso, ma questa volta alle prese con il processo telematico che dal 30 di giugno, dopo alcune sperimentazioni, ci obbliga ad agire in primis, e a “pensare differente” poi. Una interpretazione evolutiva o meglio rivoluzionaria delle norme, quindi, che tiene conto dell’evoluzione tecnologica e del mutato costume sociale.
Farraginoso anch’esso nella procedura e senz’altro meno divertente di quello offerto da “space invaders” che tanto mi ha divertito in una spensierata adolescenza. Mi chiedo oggi come faranno i colleghi della vecchia guardia. Ma poi vedo che il compito e’ delegato ai più giovani che tuttavia non mi sembrano così cyborg e pronti al duello. Invero in difficoltà lo sono tutti. Ognuno che per diversi ruoli e mansioni si trova costretto nel gioco delle cose.
Non nascondo che neppure il sottoscritto e’ così al passo. Tra estensioni o doppie estensioni dei file (.p7m), tra i numerosi acronimi (ReGIndE), inoltri e ricezioni di pec, non mi è tutto chiaro.Mi interrogo sul fascicolo d’ufficio che da cartaceo diventa informatico. L’accesso sarà consentito alle parti in tempo reale in via telematica; l’ avvocato dovrà depositare i propri atti e documenti dopo averli firmati digitalmente, ritirare quelli avversari, estrarre copie autentiche, effettuare le notifiche e i pagamenti degli oneri fiscali sottesi al processo ecc. Annoto i processi diligentemente e mi auguro che l’applicazione costante, porterà tutto ad un normale automatismo.
Le statistiche ci dicono che la rivoluzione del processo telematico ha registrato da subito rilevanti passi sia in termini di risparmio economico all’Amministrazione, che di tempo per gli avvocati che potranno effettuare il deposito degli atti da qualsiasi parte del globo evitando trasferte fuori sede e le file interminabili agli sportelli che tanto di quel tempo ci ha impegnati. Processo telematico o meno, avremo ad ogni modo a che fare sempre più con la tecnologia.
Già lo vediamo con le implicazioni giuridiche che essa comporta. Si pensi ai nuovi reati informatici, alle violazioni del Diritto d’autore e ai siti web, al Cyber stalking, per farne un piccolo cenno solo in ambito penale.
Ma in America, come funziona l’informatica in ambito giudiziario? Il PCT serve anche qui per redigere e firmare l’atto di parte, depositarlo, ricevere comunicazioni da parte dell’Ufficio Giudiziario, consultando il tutto via internet o via intranet (presso gli Uffici Giudiziari) i propri fascicoli? Il fatto che dal 1975 sia stato introdotto l’uso del computer nei tribunali federali mi fa ritenere senz’altro che anche qui sia attivo il processo telematico. Leggo in qualche articolo dell’importanza della tecnologia e del fatto che per la sua implementazione vengono stanziati ogni anno appositi investimenti per migliorarne l’efficienza.
Apprendo, come la maggior parte delle ordinanze e dei pareri emessi dai tribunali siano oggetto di pubblicazione ufficiale attraverso servizi telematici specializzati proprio come in Italia.
Attendo adesso l’applicazione pratica e le implicazioni che ne deriveranno.
Attendo una nuova giurisprudenza “informatica” e mi interrogo:
Speriamo che il giudice sia al passo con i tempi e che abbia tratto qualche spunto, appassionandosi al computer, a qualche biografia di Steve Jobs….
Eh già, perché se non fosse stato anche per lui, grazie alla “sua fame” e alla “sua follia” forse non staremo a parlare di processo telematico!

Leave a Reply