DISCENDENZA IURE SANGUINIS parte 2

Alfredo Perugi


CITTADINANZA PER DISCENDENZA IURE  SANGUINIS –  parte 2

 
 

Lo straniero nato in uno Stato che lo riconosca suo cittadino per nascita e che sia discendente di avo cittadino italiano, può chiedere che gli venga riconosciuta la cittadinanza italiana per diritto di sangue. Il nostro ordinamento ha riconosciuto alla donna la facoltà di trasmettere la cittadinanza italiana ai figli con la Costituzione del 1948.

E’ cittadino italiano il figlio di genitori cittadini italiani. La cittadinanza si trasmette da padre in figlio senza limiti di generazione, con la condizione che nessuno degli avi abbia mai rinunciato.

 

 01.05.2021

 

BIRTHRIGHT PARTE 2

Ci occupiamo ancora una volta di trasmissione della cittadinanza italiana, avendo notato un particolare interesse sull’argomento. Le considerazioni che seguono riguardano in particolar modo gli italo americani, ma analoghe osservazioni possono essere fatte per i tedeschi americani ovvero italo brasiliani, con delle eccezioni quanto alle leggi ovviamente.

Le condizioni richieste per il riconoscimento per discendenza (ius sanguinis) si basano da un lato sulla dimostrazione della discendenza dell’avo cittadino italiano emigrato, e dall’altro, sulla prova dell’assenza di interruzioni tra i discendenti nella trasmissione della cittadinanza [1]. Non vi devono essere quindi rinunce ovvero naturalizzazioni. 

Sino a qui è tutto chiaro, eppure ci si può ritrovare sovente a naturalizzazioni obbligatorie ovvero a rinunce da parte degli avi che evinciamo dai documenti in nostro possesso.

Sembrerebbe dunque, in tali evenienze, che se un nostro nonno ha perso la cittadinanza italiana perché si è arruolato nella US Army ovvero ha perso la cittadinanza per aver contratto matrimonio con cittadino americano, nulla si possa fare. Invero la prima ricerca va condotta sul tempo in cui è avvenuta tale naturalizzazione ovvero tale rinuncia.

E dunque se mio nonno ha perso la cittadinanza nel 1913, così come mia nonna by marriage, ma la propria figlia è nata nel 1912, ossia prima che il padre perdesse la cittadinanza straniera, quest’ultima sarà cittadina italiana. Lo stesso dicasi se questa figlia avesse successivamente contratto matrimonio con un cittadino americano, e lo stesso vale se questa fosse nata in suolo americano. Ma vedremo successivamente tali ipotesi.

Ma la questione non è sovente così semplice. Supponiamo che il proprio nonno si sia naturalizzato in America nel 1913 e la figlia sia ivi nata nel 1931. Può essere considerata cittadina italiana per discendenza iure sanguinis?

La risposta è affermativa laddove si consideri anche in tale ipotesi che per la legge 555/1912 nonché per la legge n. 91/1992, è cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini. Anche se il proprio padre l’avesse persa per rinuncia e la madre per matrimonio, questa, per effetto dell’elaborazione giurisprudenziale successiva all’entrata in vigore della Costituzione del 1948[2], può trasmetterla ai propri figli anche se nati prima dell’entrata in vigore della Costituzione.

La trasmissione avviene dunque per via materna e sono moltissimi i casi come questi. Il primo blocco dell’avo sembrebbe superato ed occorre allora che la verifica venga proseguita nella figlia che potrebbe averla persa successivamente, contraendo matrimonio con un cittadino americano. Anche per tale ipotesi valgono le considerazioni di cui sopra. La donna mantiene il proprio status, anche in tale caso, a seguito delle diverse leggi succedutesi dopo l’entrata della Costituzione italiana.[3]

In un eventuale giudizio per tale riconoscimento l’eventuale perdita o rinuncia dovrà essere provata dall’Amministrazione che ben più agevolmente può avere accesso agli archivi rispetto al privato.[4]

Le letture alla L. 151/75 e a alla statuizione della Corte Costituzionale n. 87/75 in merito al processo elencato, sono lunghe e complesse per chi non è operatore di diritto.[5] Poco potrebbe agevolare le letture delle Circolari del Ministero, ed in particolare quella n. K.60.1/5 dell’8.1.2001[6]

Quindi la figlia che chiameremo Angela di Giulio e Teresa , non avrà perso la cittadinanza italiana anche se successivamente coniugata con cittadino americano in forza di tutta una serie di elaborazioni giurisprudenziali e nel caso della sentenza 15062/00 che aveva stabilito che per effetto delle sentenze costituzionali, dalla data di entrata in vigore della Costituzione del 1948, la titolarità della cittadinanza italiana andava riconosciuta anche alle donne che l’avevano perduta contraendo matrimonio con uno straniero, nonché alla prole che non l’aveva riacquistata perché nata prima del 1948.

E’ fondamentale per meglio comprendere i passaggi o meglio di come operare all’atto pratico, come altra sentenza successiva quella a Sezioni Unite della Cassazione n. 4466 del 25.2.2009, abbia dichiarato che per effetto delle sentenze della Corte Costituzionale n. 87 del 1975 e 30 del 1983, la cittadinanza italiana deve essere riconosciuta in sede giudiziaria anche alla donna che l’abbia perduta ex art. 10 della legge n. 555 del 1912, per aver contratto matrimonio con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948[7].

E dunque, i discendenti di madre italiana nati prima del 1° gennaio 1948 per ottenere il riconoscimento della cittadinanza dovranno ricorrere al Tribunale Civile di Roma perché qui vi è il Foro erariale. Diversamente se il cittadino statunitense volesse stabilirsi nuovamente in Italia e vedersi riconosciuta la cittadinanza allora il foro competente sarà quello del luogo in cui ha stabilito la propria residenza.

Ogni discendente di “Angela”, per l’effetto potranno richiedere la cittadinanza italiana.[8] [9] [10] presso il Tribunale di Roma, sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea.[11] Necessiterà ad ogni modo un completamento amministrativo[12] attraverso un’esplicita dichiarazione di volontà del soggetto interessato.[13]

Ai fini amministrativi, infatti, per acquistare la cittadinanza ai sensi del comma 1-bis dell’articolo 1 legge 5 febbraio 1992, n. 91, infatti, gli interessati dovranno presentare una dichiarazione in tale senso alla competente Autorità Consolare[14] correlando a tutta la documentazione prevista dal Ministro dell’interno di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.[15] Ovviamente allegheremo anche la sentenza resa dal Tribunale di Roma. Inutile dire che tutti i documenti dovranno essere apostillati [16] e muniti di traduzione ufficiale. Un’ultima annotazione: in forza della Circ.Min. n. 397 del 15 maggio 2008, i soggetti in possesso di doppia cittadinanza mantengono il cognome indicato sull’atto di nascita formato dall’autorità estera.

 

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APPROFONIDIMENTI

[1] Ossia: dimostrare che il proprio avo non si sia naturalizzato nel Paese straniero prima della nascita del figlio, ovvero che siano assenti dichiarazioni di rinuncia alla cittadinanza italiana da parte degli ulteriori discendenti prima della nascita della successiva generazione.

[2] Corte Costituzionale n. 30 del 1983 – Corte Costituzionale n. 87 del 1975

[3] Nuove norme sulla cittadinanza italiana: – E’ cittadino per nascita il figlio di padre o di madre cittadini.

D’altro canto, anche la pregressa legge 555/1912, all’ art. 7, consentiva, infatti, al figlio di italiano nato in uno Stato estero che gli aveva attribuito la propria cittadinanza secondo il principio dello ius soli, di conservare la cittadinanza italiana acquisita alla nascita, anche se il genitore durante la sua minore età ne incorreva nella perdita, riconoscendo quindi all’interessato la rilevante facoltà di rinunciarvi al raggiungimento della maggiore età, se residente all’estero.

La legge n. 555 del 1912, dunque, sebbene all’art. 1 confermasse il principio del riconoscimento della cittadinanza italiana per derivazione paterna al figlio del cittadino a prescindere dal luogo di nascita, all’art. 7 intese garantire ai figli emigrati il mantenimento del legame con il Paese di origine degli ascendenti, introducendo un’importante eccezione al principio dell’unicità della cittadinanza.

[4] [con dichiarazione di cui all’art. 143 ter C.C.] L’onere probatorio sul punto, come precisato dalla giurisprudenza, è dell’amministrazione (cfr. Cass. civ. Sez Un. Sentenza n. 4466 del 25/02/2009 in motivazione “… Tale riconoscimento non può negarsi neppure in caso di morte degli ascendenti della ricorrente, salvo che vi sia stata, da costoro, rinuncia alla cittadinanza sempre consentita dalle leggi succedutesi nel tempo (L. n. 555 del 1912, art. 8 e L. n. 92 del 1991, art. 11), rinuncia di cui deve dare la prova in questa sede chi si oppone alla ricognizione del diritto.…”; anche Cass. civ. Sez. 1, Ordinanza n. 3175 dell’11/2/2010).

[5] Ricordiamo che nel gennaio del 1983, la sentenza n. 30 della Corte Costituzionale, in considerazione della parità giuridica tra i sessi, ha riconosciuto alla donna la facoltà di trasmettere la cittadinanza alla propria prole.

[6] che ha confermato la retroattività al 1°.1.1948 degli effetti della sentenza n. 87/1975 della Corte Costituzionale, nell’ipotesi in cui il marito cittadino italiano avesse perso tale cittadinanza per averne acquisita una straniera, la moglie ha conservato la cittadinanza italiana anche nel caso avesse acquistato automaticamente la nuova cittadinanza del marito (la fattispecie era stata fino allora disciplinata dal 1° comma dell’art. 11 della legge 555/1912, che sanciva la perdita della cittadinanza per la donna). Gragnani Giulia, dunque, non ha perso la cittadinanza italiana.

Vedere anche Circolare del Ministero dell’Interno K 28.1 dell’8 aprile 1991 – Riconoscimento del possesso dello status civitatis italiano ai cittadini stranieri di ceppo italiano; nonché Circolare del Ministero dell’Interno K 31.9 del 27.5.1991 – Norme in materia di cittadinanza – Linee interpretative ed applicative.

[7] (“la titolarità della cittadinanza va riconosciuta in sede giudiziaria, indipendentemente dalla dichiarazione resa dall’interessata ai sensi dell’art. 219 della legge n. 151 del 1975, alla donna che l’ha perduta per essere coniugata con cittadino straniero anteriormente al 1° gennaio 1948, in quanto la perdita senza la volontà della titolare della cittadinanza è effetto perdurante, dopo la data indicata, della norma incostituzionale, effetto che contrasta con il principio della parità dei sessi e della eguaglianza giuridica e morale dei coniugi (artt. 3 e 29 Cost.)”

Con la sentenza in questione, la Cassazione ha inoltre dato attuazione ai principi contenuti nella Convenzione di New York del 18 dicembre 1979, per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, e secondo la quale alle donne spettano “diritti uguali a quelle degli uomini in materi di acquisto, mutamento e conservazione della cittadinanza”.

[8] in senso conforme Tribunale di Roma, sent. n. 5762/2017 pubbl. il 22.03.2017; Tribunale di Roma, sent. 8102/2016 pubbl. il 21.04.2016).

[9] Ancora prima l’art. 219 della legge 151/1975, stabiliva:

La donna che, per effetto di matrimonio con  uno straniero  o di mutamento  di  cittadinanza  da  parte  del  marito, ha  perduto  la cittadinanza  italiana  prima  dell’entrata  in vigore della presente legge,  la riacquista con dichiarazione resa all’Autorita’ competente a  norma dell’articolo 36 delle disposizioni di attuazione del codice civile.

E’  abrogata ogni norma della legge 13 giugno 1912, n. 555, che sia incompatibile con le disposizioni della presente legge.

[10] vedi anche: parere del Consiglio di Stato n. 199/97 del 5.3.97

In Italia, “Angela” era cittadina italiana per nascita (jure sanguinis), oltre che statunitense (jure soli – con l’entrata in vigore del quattordicesimo Emendamento della Costituzione in data 9 luglio 1868, è riconosciuta la cittadinanza americana a chi nasce negli Stati Uniti).

[11] I Consolati italiani, infatti, si rifiutano di riconoscere la trasmissione per via materna ai nati prima del 1948 e l’unica possibilità in questo caso è di procedere giudizialmente presso il Tribunale di Roma. Questo procedimento si incardina con una domanda di accertamento di status di cittadinanza italiana, iure sanguinis per discendenza materna, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 1, lett. a), legge n. 91/1992.

[12] visto il dettato dell’ articolo 219 della legge 19 maggio 1975, n. 151, espressamente richiamato dall’ articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91

[13] La richiesta, sotto il profilo amministrativo deve essere presentata all’ Autorità Consolare Italiana competente per territorio così come anche la richiesta di trascrizione degli atti di Stato Civile riguardante i residenti all’estero che hanno visto riconosciuta da un tribunale italiano la discendenza in linea materna precedente al 1948.

[14] A partire dal 16.08.1992, i cittadini italiani che acquistano una cittadinanza straniera non perdono la cittadinanza italiana. Prima di tale data, la perdita era automatica.

A far data dal 1° agosto 2015, i soggetti residenti all’estero devono presentare la domanda di acquisto della cittadinanza italiana per via telematica secondo la nuova procedura stabilita dal competente Ministero dell’Interno.

Il richiedente deve registrarsi e presentare la domanda sul portale dedicato, denominato ALI, al seguente url  [https://cittadinanza.dlci.interno.it](https://cittadinanza.dlci.interno.it/)  

[15] Documenti

– gli atti di stato civile formati all’estero relativi a tutti i componenti della famiglia a partire dall’avo italiano fino al richiedente, legalizzati o legalizzati a secondo le convenzioni internazionali ratificate in Italia e muniti di traduzione ufficiale nella lingua italiana. 

– dichiarazione delle autorità straniere che indichi se e quando l’avo abbia acquistato la cittadina straniera, legalizzata e tradotta 

– dovrà inoltre essere acquisita la dichiarazione dell’Autorità Consolare Italiana nel Paese di provenienza del richiedente, dalla quale risulti che nessuno dei discendenti dall’avo al richiedente ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana

In ragione della previsione dei tempi del procedimento senz’altro superiore a tre mesi del visto turistico è necessario il Titolo di Soggiorno.

Per ogni discendente nato all’estero, l’ufficio di Stato Civile acquisirà, dall’ Autorità Consolare Italiana nello stato/i estero/i competente/i, attestazione/certificazione che la persona in questione non ha mai rinunciato alla cittadinanza italiana.

Circ.Min. n. 397 del 15 maggio 2008: i soggetti in possesso di doppia cittadinanza mantengono il cognome indicato sull’atto di nascita formato dall’autorità estera, ferma restando la facoltà degli stessi di richiedere, quali cittadini italiani, la riattribuzione del cognome secondo la legge italiana (cognome paterno).

[16] Italia e Stati Uniti sono entrambi membri della Convenzione dell’Aja del 5 dicembre 1961 sulla soppressione della “legalizzazione” sugli atti pubblici stranieri: per i documenti e per le certificazioni, la legalizzazione è sostituita dalla cosiddetta “apostille”. L’apostilla è quindi una forma semplificata de “l’Apostille” (timbratura quadrata) attestante l’autenticità del documento e la qualità legale dell’autorità rilasciante.

I documenti esenti da legalizzazione o, sui quali sia stata apposta l’Apostille, possono inoltre essere tradotti all’estero da un traduttore ufficiale, riconosciuto dallo Stato di appartenenza o in Italia con traduzione giurata.

Nel caso degli Stati Uniti, il sigillo è rilasciato dal Secretary of State dello Stato in cui è emesso il documento.

Per quanto riguarda le apostille su documenti emessi dalle Autorità Federali, (es. certificati penali rilasciati dall’FBI), è competente altro ufficio (es. a Washington: Office of Authentications, U.S. Department of State)