La giustizia italiana al tempo del Coronavirus


Per noi italiani la Cina era lontana. Lontano il contagio, lontane le misure di sicurezza. 

Non ci aspettavamo una evoluzione così repentina e di trovarci da lì a poche settimane in città deserte con un maggior numero di morti della stessa Cina.

Nella fase iniziale, allorquando l’epidemia era circoscritta nel solo Nord, avevo considerato eccessive alcune misure; così come l’immediata decisione di far partire, alle prime avvisaglie, tutti gli studenti americani della SYA, e dunque anche il mio studente a cui è stato impedito di trascorrere in Italia forse il periodo più bello della sua formazione.

Per qualche istante ho ingenuamente pensato di considerare la momentanea inattività come un periodo di riposo che mi permettesse di riprendere fiato dal vortice della routine.

Ma dopo qualche giorno dall’inizio di questo forzato riposo, navigo nell’incertezza ed i giri di campo che mi sono imposto passeggiando nel mio giardino, sono diventati sempre più numerosi. 

La mia agenda era fitta di impegni. Avevo promesso a diversi detenuti i colloqui in carcere.  Avevo atti in scadenza…diverse trasferte.

Ora invece sono a casa e sono passate due settimane.

Giornalmente vi è un continuo proliferare di provvedimenti nazionali o locali, integrativi o sostitutivi, attuativi e Linee guida. Alle misure di contenimento e gestione dell’emergenza è stata data attuazione con diversi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, per giungere al decreto legge n. 18 del 17/3/2020. 

Un maxi decreto chiamato ‘Cura Italia’; 127 gli articoli e 67 le pagine.

Dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 tutte le udienze dei procedimenti civili e penali, pendenti presso tutti gli uffici giudiziari, saranno rinviate d’ufficio.

Ma noi avvocati continuiamo a lavorare lo stesso, in maniera diversa con il “lavoro agile”, anche se le udienze civili e penali sono sospese con qualche eccezione.

Vi è ansia di comprendere come superare le difficoltà logistiche ed operative dell’emergenza sanitaria. Il lavoro da remoto o telematico dei magistrati viene incentivato quale modalità prioritaria, salva l’assoluta impossibilità tecnica. 

Si valuta addirittura di voler modificare le norme processuali allo scopo.

Il campo civile, che vede da anni protagonista il processo telematico, sembra per alcuni versi in vantaggio rispetto a quello penale. 

In questo, accanto alle videoconferenze, verranno utilizzati i collegamenti in remoto per consentire lo svolgimento da lontano delle udienze (pensiamo a quelle di convalida di arresto e del fermo davanti al Gip, degli interrogatori di garanzia, degli incidenti probatori dichiarati urgenti e delle altre udienze dinnanzi al Gip-Gup. 

Per le persone detenute, internate, arrestate, fermate o in stato di custodia cautelare saranno garantiti colloqui privati e riservati con il proprio difensore attraverso una linea telefonica fissa o mobile.

All’assoluta preminenza della tutela della salute, si intrecciano dinamiche che rilevano nel campo sociale ed economico e dunque anche nel campo giudiziario con una spinta verso le dotazioni informatiche al fine di consentire anche da casa il collegamento in multi-videoconferenza di fronte al possibile protrarsi, nel tempo, dell’emergenza. 

Certo rimangono le difficoltà legate alla consultazione degli atti processuali, soprattutto per il settore penale. Cosi come rimangono molti dubbi interpretativi stante le difficoltà di contemperare la duplice esigenza di sospendere le attività processuali per ragioni igieniche sanitarie e quella di evitare dall’altro che il differimento delle attività processuali possa compromettere i diritti dei cittadini con tutte le conseguenze che ne derivano.

Leggiamo infine come tante sono le misure di sostegno economico a questa o a quella categoria. Ma non si rinviene, almeno allo stato, alcun sostegno per gli avvocati la cui paralisi da coronavirus comporterà ricadute economiche importanti.

Eppure, come molti, continuiamo a difendere e promuovere la giustizia.